
È usanza ad Halloween intagliare zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all'interno. Questa usanza nasce dall'idea che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi (in realtà questi fuochi sono i fuochi fatui, causati dalla materia in decomposizione sulle sponde delle paludi); è bene quindi che i vivi si muniscano di una faccia orripilante con un lume dentro per ingannare i morti. Queste credenze sono probabilmente reminescenze dell'antico culto druidico legato al fuoco sacro. ( wikipedia)
Come in molti paesi anche in Belgio la tradizione è arrivata dagli Stati Uniti. Le case vengono decorate con delle zucche . Il colore arancione della zucca rispecchia l'autunno, le foglie che scoloriscono, il fuoco. Non esiste l'abitudine di bambini che si mascherano e che bussano alle porte delle case , gridando 'trick or treating ' oppure 'dolcetto o scherzetto '. Ma stasera per la prima volta viene organizzato un giro notturno attraverso le strade del quartiere e ognuno doveva portarsi una 'Jack-o-lantern' , una zucca scavata con dentro una candela accesa. E forse anche le streghe si fanno vedere stanotte ... chissà ...
Sulla foto vedete la raccolta di zucche dal giardino di un mio studente . (foto Bert)
foto mawi 9/2009 Sogna -Toscana
foto mawi
Levatevi da i' sonno
Levatevi da i' sonno, briaconi,
Che giunta gli è pe' voi la gran cuccagna.
C'è da mangia' de' polli e de' piccioni
E be' di' vin che vien dalla campagna.
E la Menica con i' cembalo
La frullana la ballerà.
Addio Carola, Carola addio !
Sarà de' nostri anch' i' Beppin di' Noce
Che sona tanto ben i' mandolino,
e se n'è compro uno a sette bòce
Lo fa ' trilla ' che pare un cardellino.
L' è un tremoto, l' è un accidente
Tutti i versi gli fa fa'.
Addio Carola, Carola addio !
E s' è invitato anche i' so' priore
Perché con noi si fosse accompagnato
Ma gli ha mandato a di' pe' i' servitore
Che 'gli è ni' letto tutto ammalazzato.
Gli è in cucina co' la serva
che l'aiuta a risciacqua'.
Addio Carola, Carola addio !
"Fino a pocchi anni fa , nella nostra Valdambra, era facile sentir cantare durante le veglie e alle fiere, ma anche nei campi durante i lavori. Erano canti, filastrocche, proverbi dei quali non si conosceva nemmeno l'autore, ma erano conosciuti da tutti perché tramandati da una generazione all'altra.
Oggi ci sono le radioline, televisori e computers, ma le persone finiscono êr chiudersi in sé e, così, le abitudini di prima, come il canto , vengono dimenticate." G.Roncucci
tratto dal libro 'Alta Valdambra, un passato di tradizioni e di valori' di Giuseppe Roncucci
ed.Servizio Editoriale Fiesolano , San Giovanni Valdarno , 2002
Domenica 23 agosto 2009 si terrà a Montepulciano il Bravio delle Botti
Si tratta della sfida tra le otto contrade di Montepulciano, Cagnano, Collazzi, Coste, Gracciano, Poggiolo, San Donato, Talosa e Voltaia, che si contendono un panno dipinto facendo rotolare botti del peso di 80 kg lungo un percorso in salita di 1800 metri. Le botti sono spinte da due uomini detti "spingitori" mentre il percorso della gara si snoda tra le suggestive strade del centro storico della città poliziana fino all’arrivo situato sul sagrato del Duomo in Piazza Grande. La parola "Bravìo" deriva dal volgare "Bravium" e sta ad indicare il panno dipinto recante l’immagine icononagrafica del Patrono della città, San Giovanni Decollato, in onore del quale si disputa il "Bravìo delle Botti". Il "Bravium" doveva essere di panno scarlatto dal "valore di almeno trenta fiorini d’oro", com’è riportato nello Statuto Comunale del 1372, anno in cui viene emanata una diposizione per regolamentare il palio. In quei tempi il "Bravìo" veniva disputato a cavallo, una tradizione che si è interrotta nel XVII secolo quando venne abolito per motivi di ordine pubblico. La storia recente del "Bravìo" inizia nel 1974 quando un parroco, don Marcello Del Balio, ebbe l’originale idea di trasformare l’antica corsa di cavalli con la corsa delle botti. Prima di ogni gara la mattina della Domenica dalle ore 09.00 in Piazza Grande si svolgono importanti e suggestive cerimonie come l’estrazione dell’ordine di partenza delle botti, la marchiatura a fuoco, la consegna da parte del Comune al Magistrato delle Contrade del "Panno del Bravio", l’offerta dei Ceri votivi a S.Giovanni nella Cattedrale. Nel pomeriggio alle 16.00 inizia la sfilata del suggestivo Corteo Storico, composto da oltre 300 figuranti. Infine, alle ore 19.00 dopo il segnale dato dai rintocchi del Campanone del Comune, le botti cominciano a rotolare sulla pietra partendo dalla colonna del Marzocco. Dopo pochi minuti il "Bravìo" avrà il suo epilogo; solo una contrada potrà festeggiare la vittoria e prendere il "Panno"; le altre invece potranno dare sfoggio all’amarezza e pensare alla rivincita, senza rancore e con rispetto per il vincitore; una storia che si ripete da oltre seicento anni.

Il Bravìo delle Botti si svolge su di un percorso predefinito. I punti di partenza sono otto, disposti su due file. La botte di ogni Contrada occupa la posizione assegnatali con l'estrazione della mattina. Ai rintocchi del Campanone della Torre del Palazzo Comunale il Giudice di partenza da il segnale di via alla corsa. Per ogni Contrada concorrono due spingitori che si affiancano nella spinta della botte, la quale deve essere fatta rotolare "di pancia". Durante la corsa gli spingitori sono i soli rappresentanti della Contrada. E' fatto obbligo agli spingitori concedere spazio per il sorpasso qualora richiesto. Comportamenti violenti o scorretti sono puniti ai sensi dello Statuto. La vittoria è assegnata alla Contrada la cui botte oltrepassa per prima la linea del traguardo posta sul sagrato del Duomo. Il regolare svolgimento della corsa è garantito dalla presenza dei Giudici di Botte, uno per ciascuna contrada. www.montepulciano.com
Montepulciano, 11 agosto 2009, ore 19, esibizione degli sbandieratori

foto mawi 11/8/2009

foto mawi 11/8/2009


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l' animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e rispienda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l' ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(Non chiederci la parola, in Ossi di seppia, 1925 ,E.Montale)
"La canìcola rappresenta il periodo del maggiore caldo estivo; in particolare il caldo afoso e opprimente delle ore centrali della giornata, caratterizzato da alti valori di temperatura e umidità e assenza di vento.
Il nome deriva dal latino Canicula ("piccolo cane"), ovvero la stella più luminosa (Sirio) della costellazione del Cane Maggiore, che sorge e tramonta con il Sole (levata eliaca) dal 24 luglio al 26 agosto (il periodo appunto della "canìcola"). Il nome della costellazione deriva probabilmente dagli antichi Egizi, in quanto avvertiva (come un cane vigile) l'arrivo del periodo delle inondazioni del Nilo.
Nel medioevo essa iniziava il 25 luglio, festa di San Cristoforo e terminava il 24 agosto. Questo periodo dell'anno aveva una particolare attrazione simbolica nella cultura popolare: per esempio vi cadeva la festa di San Guinefort, il santo cane. Il forte simbolismo di questo periodo era derivato da varie credenze: si pensava per esempio che la presenza di Sirio nel cielo fosse la causa della calura, sommandosi il suo calore a quello del sole; aveva risvolti malefici per il "surriscaldamento del sangue" che facilitava le malattie, in realtà causate dall'aumento delle zanzare malariche. Il caldo canicolare influenzava, sempre secondo le credenze medievali, anche la riuscita di alcune ricette tecniche, per cui era il periodo propizio per procurasi alcuni ingredienti e lavorarli adeguatamente per ottenere particolari sostanze. Il termine "solleone" è sinonimo di canicola."
http://it.wikipedia.org/wiki/Canicola
foto mawi 8.2009
...Tratti dall'Almanacco Pisano del 1962

Gennaio:
Ogni gatta ha 'r su' Gennaio
Febbraio:
Febbraio febbraietto corto e maledetto
Per San Valentino Primavera sta vicino
Marzo:
Per San Benedetto la rondine sotto 'r tetto
Se Marzo nun marzeggia April mar pensa
Aprile:
Aprile dolce dormire e forte sospirare
Ar primo d'Aprile esce la vecchia dar covile e la giovine 'un vòle uscire
Maggio:
Nè di Maggio nè di maggione nun ti levare 'r pelliccione
Chi lavora per l'Ascensione tutto l'anno va 'n perdizione
Giugno:
Saranieri la solita
Quando piove per San Vito er vino è sempre fallito
Luglio:
Per Santa Margherita er grano 'resce nella biga
Agosto:
San Casciano delle cipolle chi va a piedi torna molle
Alla prim'acqua d'Agosto bene mio nun ti 'onosco
Settembre:
Bràe, tela e poponi di settembre 'un enno boni
Mièle nuvoloso quaranta dì piovoso
Ottobre:
D'Ottobre er vino 'n delle doghe
Per San Lùa la merenda è nella bùa
Per San Simone la nèspola si ripone
Novembre:
A San Martino ogni mosto è vino
Per Santa 'Aterina cardàno e casettina
Dicembre:
Ceppo al sole Paqua ar fòo
Per San Tommè 'resce 'rgiorno 'vanto 'r gallo arza 'r piè
In fondo al parco delle Cacine si trova un insolita e particolare pagoda, è il monumento dell'Indiano . E' un monumento funebre dedicato al maragià di Kokepoor che appena ventunenne morì a Firenze mentre era di ritorno da un viaggio in Inghilterra.
Fu celebrato un rito di tipo braminico e e la sua cremazione avvenne presso la congiunzione dell'Arno con il torrente Mugnone, dove furono lasciate le sue ceneri.
L'architetto, Carlo Francesco Fuller, ha progettato nel 1870 il mausoleo con il busto dell'"Indiano", con iscrizioni in quattro lingue: hindi e punjabi, italiano ed inglese. Il monumeto ha la forma di un baldacchino orientale.
Quasi cent'anni dopo, nel 1972 fu costruito un ponte in prossimità del monumento che prese il nome di Ponte all'Indiano.
IL Ponte, o viadotto, unisce i quartieri di Peretola ( l'aeroporto), e l'Isolotto

Il Comune di Lucca prosegue nella lotta al cancro colorato che da anni affligge i platani delle Mura. Riprendono il via in questi giorni gli interventi relativi all'eliminazione delle piante malate del baluardo S. Paolino posti in essere dall'Opera delle Mura, in base all'accordo di programma 2007-2011 siglato con la Regione Toscana.
"Si tratta di un sacrificio necessario - sottolinea il sindaco Mauro Favilla - che permetterà in futuro di mantenere la caratteristica principale del monumento che lo rende un patrimonio unico al mondo, ovvero le sue alberature. Dopo la bonifica, infatti, come è già accaduto sul tratto di cortina fino al Caffè delle Mura, nuove piante saranno reimpiantate".
Il progetto - I lavori prevedono: l'abbattimento delle alberature presenti sul baluardo, la bonifica del terreno dalle ceppaie e dagli altri residui, la messa a dimora di nuove piante secondo il progetto approvato dalla Regione Toscana, dalla Soprintendenza e dall'Opera delle Mura. L'intervento, per complessivi 158.000 euro, di cui il 50% a carico del Comune ed il 50% a carico della Regione Toscana è stato appaltato alla cooperativa Terra e Ambiente
Nel suo complesso, l'accordo di programma 2007-2011 prevede la riqualificazione di ben tre aree della cerchia murata: il Baluardo S. Paolino mediante l'abbattimento di 75 platani e la messa a dimora di 100 piante anche di tipo diverso; la rampa del baluardo S. Regolo, mediante l'abbattimento di 15 platani e la messa a dimora di 16 nuove piante; la riqualificazione della cortina compresa tra il baluardo S. Paolino e il baluardo S. Donato mediante l'abbattimento di 46 piante e la messa a dimora di 100 nuovi alberi.
http://www.comune.lucca.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5184

La Lumaca Claraldina.
La lumaca Claradina esce preso di mattina dice: oggi si che è una giornata bella con questa leggera pioggiarella. Striscia tra l’erba lentamente ella con occhio birichino guarda l’orto del vicino. O che vista deliziosa la lattuga odorosa e pian piano arriva sulle foglie di mangiarle ne ha proprio voglia ella da lontano sente un passo è l’ortolano che controlla. Corri corri Claraldina ecco vieni il tuo vicino se ti prende, finirai nella padella con il pomodorole e la nipitella.

La lucertola Allagoletta esce lesta dalla sua casetta è primavera che piacere! Sulla roccia mi fermo al sole di sicuro starò qui per molte ore al dì ella qualcuno la distoglie con le voci dei bambini che hanno visto Allargoletta vogliono prenderla in fretta e con un guizzo allargo letta si nasconde nella sua casetta.

Il coniglio martedì corre sui prati tutti i di gioca e canta a squarciagola anche se la fame lo divora c’è una vista veramente ghiotta di carote deliziose è il campo della Rosina mette delizia ai suoi occhi stai attento Martedì se ti prende la Rosina non ti fa la ramanzina e in padella finirai con aglio e rosmarino.

La volpe Furbettina non va in giro la mattina ma di notte è sempre sveglia e adocchia un pollaio di galline grassottelle che alla vista di Furbettina gridano e starnazzano le galline corri lesta Furbettina il contadino si è svegliato e ti sta tirando una schioppettata.
La Tartaruga Tanto Lenta
La tartaruga tanto lenta tanto lenta esce dal letargo dolcemente e dice: che aria deliziosa ma è maggio di già ci sono le rose e la padrona prontamente le fa festa allegramente sei torna tanto lenta che sorpresa! Ecco per te la lattuga odorosa.

L’orsetto lavoratore, lavora sempre a tutte le ore il ruscello è cosi bello che invita il brinconcello a saltare e fare il bagnetto si pulisce il bel musetto oggi vuol fare conoscenza con l’orsetta della sponda opposta con il permesso di mamma orsa. Salta qui corre la e l’orsetta incontra già. Gli propone dolcemente: vuoi essere mia sposa? Lei timida dice: si e l’orsetto molto contento gli vuol fare un monumento. Una casa di legnetti tessuta di filetti poi quando è tutto pronto fanno un bel girotondo.
Big Ben, Londra, Inghilterra
L’orologio, situato nell’ala nord orientale del Parlamento inglese rappresenta uno dei simboli universalmente riconosciuti di Londra sin dal lontano 1859, anno del suo primissimo rintocco. Anche se viene comunemente chiamato “Big Ben”, il suo nome è riferito in realtà alla campana da 13 tonnellate al suo interno, ma l’espressione calza a pennello anche per il monumentale orologio, che vanta una lancetta dei minuti lunga più di 4 metri ed una lancetta delle ore lunga più di 3 metri.
Il Big Ben suona le campane nel primo dei suoi tre anniversari della pietra miliare nel 2009. Ancora eretto maestosamente dopo tutti questi anni, il fortificato monumento londinese si prepara a celebrare il 150o anniversario dei tre punti di interesse nella sua storia.
Il 31 maggio 1859, le lancette del Big Ben cominciarono a funzionare, l’11 luglio si udì il primo scampanio della Great Bell, mentre a settembre, un suono completo di campane.
(http://it.yahoo.com/)

Big Ben è il nome della campana principale del Grande Orologio di Westminster, sulla Clock Tower (= Torre dell'orologio) a Londra. Tradizionalmente viene chiamata Big Ben l'intera torre dell'orologio, alta 96.3 metri, costruita in stile neo-gotico, il cui nome ufficiale però è Magnus Beniaminus (in latino).
Il Big Ben è posizionato all'angolo nord-est del Palazzo di Westminster, conosciuto anche come Houses of Parliament, sede del Parlamento britannico.
Ufficialmente il nome della campana (una delle cinque dell'orologio) è però “Great Bell”. Non si hanno notizie certe riguardo all'origine del nome "Big Ben", ma esistono due teorie in merito. La prima sostiene che il nome derivi da Sir Benjamin Hall, membro della Camera dei Comuni e supervisore dei lavori per la ricostruzione del Palazzo di Westminster. La seconda sostiene invece che il nome derivi dal nome del campione dei pesi massimi di pugilato Benjamin Caunt, che combatté il suo ultimo incontro nel 1857.
da Wikipedia.....
Già nell'antica Roma si conosceva l'effetto salutare e stimolante dell'anice. I battaglioni di Cesare bevevano un infuso d'anice come medicina e forse anche per fortificarsi e.... darsi coraggio. E' difficile stabilire se le bevande a base di anice o di Pernod diano effettivamente forza e coraggio, tuttavia è indubbio che infondono un senso di benesere soprattuto quando si stanchi. Tra i liquori a base di anice c'è l'anitichissima Anisetta e la più recente Sambuca

Pernod
Sono oltre 200 anni che quest'acquavite è la prediletta fra le bevande nazionali. Il Pernod, che oggi in Francia si beve in qualsiasi situazione, una volta si offriva solamente come aperitivo.
Il Pernod è composto da ben trentasei erbe diverse( oltre alla base di anice) salutari, digestive e stimolanti e atte a stuzzicare l'appetito. Ed è per questo che il Pernod è stato, inizialemnte, creato come farmaco piuttosto che come bevanda. La ricetta è stata creata da un vecchio medico su commissione del primo fabbricante Henri-Louis Pernod.
Ai francesi il Pernod piace come long drink e cioè: una parte di Penod e cinque parti di acqua non gassata. Da non mischiare mai con l'acqua gassata perchè l'acido carbonico e l'anice ... non vanno d'accordo!
E' utile sapere che il Penod puro può essere utilizzato per aromatizzare salse calde o fredde.


foto www.ortoegiardino.it
Il rosmarino è già da molto tempo conosciuto per i suoi effetti benefici sulla digestione e per evitare il gonfiore addominale dopo i pasti.
Ecco una ricetta antica , usata dalle massaie di altri tempi :
25 g di foglie secche di rosmarino
25 g di foglie secche di salvia
15 g di miele
1 litro di vino rosso
Si scalda a bagnomaria per 20 minuti, poi si lascia raffreddare e si filtra.
Un elisir da gustare nella dose di un bicchierino dopo ogni pasto.
http://it.notizie.yahoo.com/25/20090416/thl-le-proprieta-benefiche-del-vino-note-bd646f4.html
Il vino? Già utilizzato migliaia di anni fa in Medicina nell’antico Egitto, arricchito però con erbe e resine. Lo svela uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
L’analisi chimica dei resti di damigiane e recipienti datati attorno al 3150 avanti Cristo effettuata dagli archeologi dell’University of Pennsylvania guidati da Patrick E. McGovern ha rivelato la presenza di residui di erbe e resine di alberi immerse nel vino di uva al quale venivano quindi riconosciute proprietà medicinali. Si tratta della prima prova chimica dell’uso di questi rimedi, di cui finora si conoscevano soltanto cenni documentali su papiri risalenti al 1850 avanti Cristo.
Studi recenti hanno dimostrato che il vino - se assunto in quantità moderate (al massimo tre bicchieri a settimana) - può essere un toccasana per il sistema cardiovascolare, e contribuire a prevenire alcuni tipi di tumore. Il segreto del vino rosso è il resveratrolo, molecola antiossidante dalle capacità, sembrerebbe, strepitose. Il resveratrolo è un polifenolo che ha azione antiossidante: è coinvolto nel contrastare i meccanismi dell'invecchiamento precoce, nel ridurre l'insorgenza di alcuni tipi di cancro, nel diminuire la formazione di placche aterosclerotiche e quindi nel mantenere in salute il sistema cardiovascolare.
Il resveratrolo fu individuato agli inizi degli anni ‘90 durante ricerche scientifiche sul famoso "paradosso francese", cioè la constatazione che i francesi, pur mangiando le stesse quantità di grassi saturi dei nordeuropei, incorrono solo in 1/3 degli eventi cardiovascolari gravi riportati da questi ultimi.
Fonte: McGovern PE, Mirzoian A, Hall GR. Ancient Egyptian herbal wines. PNAS 2009; doi:10.1073/pnas.0811578106.
david frati
RICETTA DEL TACCHINO AL WHISKY
Acquistare un tacchino di circa 5 chili per 6 persone ed una bottiglia di whisky; sale, pepe, olio d'oliva e lardo.

E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso la guerra".
(Dall’Uovo di Pasqua, Gianni Rodari)
LE UOVA E LE RAPPRESENTAZIONI

Tante sono le leggende legate alle uova.
In una leggenda di tradizione cristiana si racconta che Maria Maddalena depose ai piedi della croce delle uova e che queste si tinsero di rosso del sangue di Cristo.
Nella chiesa ortodossa si offrono uova sode dipinte di rosso nel pranzo pasquale. Ogni commensale tocca l’uovo dell’altro con la punta del proprio e recita:
“Cristo è resuscitato” e l’altro:
“In verità, Egli è resuscitato.”
Per le antiche civiltà del passato, sia gli egizi, che i greci, i fenici, i celti, i cananei, tibetani, indù, vietnamiti, cinesi, giapponesi e in altre popolazioni del sud america e africa hanno l’uovo come simbolo di rinascita.
Nelle tombe del Neolitico, le uova di argilla scoperte nelle sepolture della Russia e della Svezia sono state interpretate come emblemi d’immortalità.
Un ricercatore inglese ha scoperto che i megaliti di Roxburghshire, in Gran Bretagna, sono disposti secondo la forma di un uovo gigante.
A forma di uovo sono anche le cupole degli Stupa, monumenti sepolcrali buddisti.


Buon appetito !
"San Giuseppe el porta la merenda in del fazzulett e san Michel la porta in ciel "
(proverbio lombardo)
"San Giuseppe porta la merenda nel fazzoletto, san Michele la porta in cielo"
Il nome Marzo deriva dal latino Martius, ossia dedicato a Marte, il dio della guerra che rappresenta la forza capace di affrontare e superare le difficoltà, come i germogli che, ormai forti, rompono la terra per affacciarsi alla vita, ma Marte era anche il dio che proteggeva la casa, i suoi abitanti e la loro terra.
Nel Medioevo il mese di Marzo era rappresentato da un giovane coperto da una pelle di lupo, accompagnato da un ariete e da una rondine, oppure come un giovane intento a scalzare le viti affiancato da un cavallo.
"Marzo ventoso frutteto maestoso"


Preparazione:
Ingredienti per 4 persone
12 g di lievito di birra
200 g di farina
40 g di uva passa
40 g di pinoli
40 g di cedrini canditi
ca. 350 g di olio di semi
40 g di zucchero semolato
16 g di zucchero a velo
ca. 0,5 cl di grappa o rum
Preparazione: Sciogliere in un recipiente concavo il lievito di birra con poca acqua tiepida e lo zucchero; aggiungere la grappa e incorporare la farina aggiungendo l'acqua occorrente.
Poi lavorare bene la pasta fino a che non si formino bollicine di aria alla superficie, quindi coprirla con un tovagliolo e farla lievitare in un posto caldo.
Quando la pasta sarà almeno raddoppiata, incorporare l'uvetta, i credini tritati e i pinoli, infine friggere in olio caldo e scolare le frittelle su carta assorbente, sistemarle su piatto di portata dando la forma di piramide, spolverarle con zucchero a velo e servirle ancora calde.
Origine storico culturale: Cibo delle feste carnevalesche fin dal Rinascimento.
La ricetta antica è data da Bartolomeo Scappi, cuoco di Pio V. Il Marangoni scrive che nel '700 diviene "dolce nazionale dello Stato Veneto".
La fritola che deteneva lo scettro dell'arte dolciaria popolare, oltre che nelle case e nelle pasticcerie, veniva lavorata anche nelle varie calli della città, perlopiù entro baracche in legno di forma quadrangolare.
http://www.ricette-tipiche.com